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Vince il buon senso alla conferenza di Bali
Anche gli USA accettano l’accordo ma senza vincoli numerici
Ma in Sardegna preferiamo fare come gli struzzi della Dipenta

Sembrava che il ruolo intransigente degli USA avrebbe fatto naufragare ogni possibile accordo fra i 190 paesi presenti nell’isola indonesiana di Bali per decidere sulle sorti del nostro pianeta, ma alla fine è prevalso il buon senso. Se dovessimo indicare un vincitore in questo difficile confronto mondiale è sicuramente l’Unione Europea, la determinazione del presidente della Commissione Europea Barroso che ha difeso fino in fondo il protocollo di Kioto e ha saputo mettere tutti d’accordo i 36 paesi più industrializzati , compresi gli Stati Uniti, e i Paesi in via di sviluppo che non sottoscrissero il precedente protocollo.
Tutti convengono sull’esigenza che le immissioni in aria siano i principali responsabili dei cambiamenti climatici e che sia urgente pervenire ad una loro drastica riduzione se vogliamo salvarci da un imminente disastro .
L’accordo prevede che in questi prossimi due anni verranno avviate le intese per un nuovo piano di contrasto al riscaldamento terrestre per poi approvarlo a Copenaghen entro la fine del 2009.
Il segretario generale dell’Onu, Ban ki-moon, ha espresso la sua soddisfazione e ha espresso che sono state poste delle garanzie per una intesa Kyoto2 prima della scadenza nel 2012 degli accordi del Kyoto1 .
I precedenti accordi, ratificati dai 36 paesi industrializzati, ma non dagli Stati Uniti, prevedevano la riduzione entro il 2012 del 5% delle immissioni in aria dei gas serra rispetto ai livelli del 1990.
Su questo argomento i peggiori nemici sono l’egoismo, l’indifferenza e l’incoscienza.
Il cambiamento climatico è un problema che riguarda tutti , ma la tragedia è che ad essere maggiormente colpiti dalle catastrofi climatiche sono proprio i paesi e le popolazioni meno responsabili delle immissioni dei gas serra e quindi meno preparati, perché meno capaci e meno organizzati industrialmente a difendersi . Nasce quindi un obbligo etico da parte dei paesi maggiormente sviluppati, perché maggiormente responsabili del fenomeno di autodistruzione, a realizzare interventi di difesa e di protezione dei paesi meno sviluppati ma più vulnerabili
Tutti insieme dobbiamo puntare sulla economia economia eco-sostenibile , andare verso l’utilizzo delle tecnologie pulite che rispettino l’ambiente e che combattano l’emissione di carbonio..

Le previsioni dell’ultimo rapporto degli scienziati di tutto il mondo contenute nel Piano Mondiale dei Cambiamenti Climatici (Ipcc) affermano che se il mondo non interverrà al più presto subiremo conseguenze disastrose: scioglimento dei ghiacciai polari e innalzamento del livello del mare, inondazioni sempre più catastrofiche e sempre meno prevedibili, desertificazione e gravi siccità, ingente sterminio di popolazioni per la fame, scomparsa di un terzo delle specie animali e vegetali del pianeta. Un costo che sarebbe cento, mille volte superiore al costo e ai sacrifici che deriverebbero dall’attuazione delle politiche di riduzione delle immissioni in aria dell’anidride carbonica.
Il nostro ministro Pecoraro Scanio ha dichiarato che l’Italia continuerà a fare la sua parte in maniera ancora più incisiva rispetto a quanto è stato fatto fino ad oggi.
Ma qui in Sardegna non sembra che siamo dello stesso avviso e nell’attesa che egoisticamente siano gli altri a fare la loro parte continuiamo a essere i maggiori azionisti del buco dell’ozono immettendo in aria 1,2 Kg. di CO2 per ogni KWh di energia prodotta e tappandoci il naso e la bocca continuiamo a bruciare il nostro carbone. Per l’occasione abbiamo ci confortiamo e ci auto assolviamo dichiarando la barzelletta che la tecnologia adottata di produzione di energia da carbone è quella definita “pulita”. L’unica cosa che rimane pulita è la coscienza di chi enuncia questa utopia ecologistica.
Franco Sergio Pisano