User Password
L’operatore di call center è un lavoratore dipendente
Con la sentenza del 14 aprile 2008 la Suprema Corte di Cassazione ha finalmente posto un atteso punto fermo su molte attività di lavoro subordinato che sono abilmente camuffate come attività di lavoro autonomo.
Alcune tipologie contrattuali, soprattutto quelle introdotte dalla legge Biagi, si prestavano, fino ad oggi, a essere utilizzate in maniera anomala da alcune aziende che, sfruttando una posizione di vantaggio rispetto al lavoratore, impongono, “prendere o lasciare”, un posto di lavoro tipicamente subordinato a condizione che si accettino clausole contrattuali di lavoro autonomo.
L’occasione utilizzata dalla Cassazione è stato il caso assai frequente delle prestazioni svolte dai lavoratori di un call center. I requisiti contrattuali di questo rapporto di lavoro definiscono inequivocabilmente un lavoro subordinato e non autonomo, in quanto i lavoratori per ogni singola telefonata devono seguire rigorosamente le direttive dell’azienda, sono costretti a rispettare un preciso orario di lavoro, richiedere permessi, giustificare assenze e ritardi, utilizzano impianti e attrezzature di proprietà del datore di lavoro.
Nella motivazione della sentenza che identifica il rapporto subordinato viene richiamato anche il potere di controllo esercitato dalla azienda nei confronti dei lavoratori e le misure disciplinari alle quali viene sottoposto.
Una sentenza che restituisce chiarezza ai diritti di molti lavoratori. Da ora in poi sarà difficile che possa restare in piedi l’abuso continuato che viene posto in essere a danno dei lavoratori.