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L’alternativa per OTTANA esiste : produrre in proprio l’energia necessaria
E’ forse fantascienza pensare che nella zona industriale di Ottana tutte le imprese e gli enti locali, consorziati fra loro, possano realizzare una grande centrale per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, fotovoltaico ed eolico, integrate tra loro, di qualche centinaia di MW di potenza nominale capace di soddisfare tutte le esigenze industriali e pubbliche dell’intero territorio ?
Si tratta di una soluzione molto più facile che ha grande rispetto per l’ambiente, la nostra più grande risorsa, portandoci ad un risparmio di immissione in aria di CO2, in misura superiore ad 1 Kg per ogni Kwh prodotta e consumata.

Una soluzione che avrebbe due grandi vantaggi: quello di mettere tutte le grandi imprese del settore elettrico in concorrenza fra loro, animate dal grande richiamo delle “certificazioni verdi” e quello di sostenere un finanziamento che non solo diventa a costo zero ma che è capace di creare utili distribuibili sotto la forma di incentivi fra tutte le imprese ed i soggetti del territorio coinvolti.

Credo che il Presidente SORU e l’Assessore all’Industria RAU debbano fare un ragionamento che ricomprenda tutte le componenti di vantaggio che oggi si possono avere nell’investire nel settore della produzione di energia elettrica da fonti fotovoltaiche ed eoliche, non ultime quelle riferite al CONTO ENERGIA.

Ovviamente l’obiettivo progettuale dell’adeguamento e potenziamento delle linee di trasmissione dell’energia elettrica nella zona di Ottana ( ma in verità è un grande problema dell’intera isola ) rimane un punto imprescindibile, necessario non solo per consentire all’ENEL di portare energia nella misura necessaria ma ancora di più per consentire la tenuta dell’ immissione in rete di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili in quantità elevate.

Ci si chiede perché partenendo dalla constatazione che occorra liberare le imprese dall’offerta “monopolistica” del gruppo Clivati, dal quale le imprese di Ottana oggi sono costrette ad acquistare l’energia a costi proibitivi, si intende creare la condizione per riportare le imprese sotto un'altra pesante egemonia, quella dell’ENEL ?
Tutto questo mi sembra antistorico e il percorso indicato dalla Giunta Regionale contraddice proprio il presupposto di partenza.
La Regione dovrebbe invece mettere insieme tutti i soggetti del territorio e porre a bando la concessione per la realizzazione di un impianto integrato per la produzione energetica da fonti rinnovabili garantendo la restituzione di tutti i vantaggi alle imprese del territorio.
Oggi si può realizzare un grande sogno quello di disporre di energia a costo zero e anzi trasformare la produzione energetica in un autentico business.


Abbiamo un precedente illustre in Sardegna e si rende opportuna una riflessione molto attenta: LA SARAS la più grande delle aziende sarde ha dimostrato una ineguagliabile genialità imprenditoriale
consistente nella produzione di energia elettrica attraverso la centrale da 575 MW della SARLUX che produce il 30% del fabbisogno energetico della Sardegna, utilizzando come combustibile un residuo della raffinazione dei prodotti petroliferi, il “tar”, una pece semi solida che è altamente inquinante.
L’impianto brucia 150 tonnellate di tar l’ora. Oltre a CO2, ossidi di azoto ed emissioni varie, a fine anno la combustione ci regala 1.400 tonnellate di scarti di zolfo e concentrati di metalli, come il vanadio e il nichel.
L’energia prodotta dalla centrale Sarlux viene tutta comprata da un ente pubblico, il Gestore del sistema elettrico (Grtn), che la paga il doppio di quanto varrebbe sul mercato, con un contratto ventennale. Questo accade perché per la legge italiana l’impianto Sarlux è un impianto “assimilato” alle fonti rinnovabili, e pertanto fruisce delle appetibili misure di incentivazione.

Moratti, che sa fare bene i suoi conti, sa che e gli investimenti per costruire l’impianto verranno ammortizzati entro il 2011. Poi saranno dieci anni di guadagno netto con l’ulteriore vantaggio che più cresce il prezzo del petrolio e dei prodotti petroliferi maggiore è il contributo che intascherà, in quanto fonte ritenuta “assimilata”.Rispetto al fatturato del gruppo i ricavi della SARLUX equivalgono solo a un decimo, ma gli utili di Saras sono per oltre il 36% riconducibili alla centrale elettrica (122 milioni di euro su 332). Senza gli incentivi produrre elettricità costerebbe moltissimo, molto più di quanto si guadagnerebbe vendendola. E se non venissero bruciati gli scarti di lavorazione si tramuterebbero da fonte di guadagno in un costo, perché sono rifiuti speciali e andrebbero smaltiti adeguatamente.

Alle volte si ha l’impressione che l’intuizione del presidente SORU di togliere la benda dai quattro mori della bandiera della Sardegna sia rimasto solo una pia intenzione, uno slogan mediatico e niente di più: la benda ancora nasconde gli occhi di chi deve fare le scelte per lo sviluppo futuro della nostra isola, e dimentica che nessuno ha tempo per giocare a mosca cieca.