|
Greenpeace : una iniziativa che la politica sarda deve condividere
Davide King è ritenuta una delle personalità più influenti della comunità scientifica mondiale, accademico delle più prestigiose università britanniche, non si stanca di urlare che “ Il cambiamento climatico è il problema più serio che l’umanità abbia mai affrontato collettivamente, una minaccia molto più grande del terrorismo”
Oggi la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è di 387 parti per milione e nel 2050 è destinata a raddoppiare , una ipotesi prudente e non allarmista che porterebbe comunque all’innalzamento del livello dei mari tale da sommergere 18 delle 21 più grandi città del mondo . Una inevitabile rincorsa e ad occupare spazi utili in zone più elevate e una facile previsione di conflitti fra popoli.
Noi in Sardegna, nel nostro piccolo e con tutte le giuste proporzioni, siamo indietro anni luce in termini di sensibilità verso questo dramma collettivo e ci siamo specializzati nell’imitare gli struzzi infilando la testa sotto la sabbia, pur di non guardarci attorno.
Per questo occorre che la politica regionale acquisti urgente consapevolezza che l’iniziativa di Greenpeace, di bloccare la centrale a carbone di Fiumesanto della società tedesca E.On che utilizza il carbone come fonte energetica per la produzione di energia elettrica, sia totalmente condivisibile e pone un problema molto serio, che ci coinvolge tutti in ugual misura.
Stare zitti significherebbe assecondare un assurdo processo di pericoloso arretramento, mentre altre regioni italiane stanno facendo, in questa direzione, passi da gigante..
La Sardegna, purtroppo, vive una contraddizione infinita e incomprensibile, di tipo medioevale, nell’affrontare il grave problema energetico .
L’impedimento all’utilizzo della fonte eolica è un paradosso di limite culturale, che risponde a dei dogmi falsi di tutela ambientale paesaggistica, analoghi a quelli che costrinsero Galileo ad abiurare alle tesi eliocentriche. Una rinuncia al progresso e il percorso verso la strada del suicidio ecologico.
Una incomprensibile chiusura verso il vero rispetto dell’ambiente . Oggi La nostra produzione energetica da fonti rinnovabili è la più bassa in assoluto in Italia, al di sotto del 5%, e il piano energetico regionale riserva appena 350 MW di potenza alla produzione di energia elettrica da fonte eolica. Rinunciamo così a produrre energia da fonti rinnovabili, quella totalmente priva di emissioni di CO2, e preferiamo continuare a importare petrolio e carbone, legandoci mani e piedi alle mutinazionali estere fornitrici del greggio, ponendo così un blocco tombale allo sviluppo reale della nostra isola.
Ciò che, con molta onestà, non si riesce a capire, è come il “L’illuminato signore dell’innovazione”, come viene da alcuni definito il Presidente SORU, su questo fronte dimostri di avere un limite cultural-governativo così evidente. Ho il dubbio che le sue scelte siano state dettate da condizionamenti politici di alcuni suoi ex consulenti e che oggi non abbia il coraggio di ammettere questo errore eclatante e antistorico.
La nostra rete elettrica, con tutti i suoi limiti infrastrutturali, consentirebbe, senza stravolgimenti e in totale equilibrio, di ricevere l’energia elettrica prodotta da impianti eolici di 1800- 2000 MW di potenza nominale con una produzione media annua di 5.000 GWh , pari a circa 1/3 del nostro fabbisogno energetico.
Questo significherebbe ridurre l’immissione in aria di 4,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica ( se vi sembra poco ? ).
Ma il vero grande risultato, da un punto di vista della nostra economia, sarebbe quella di produrre qualche cosa utilizzando la nostra materia prima ( il vento che il buon Dio ci ha voluto regalare ) senza dipendere da ciò che sta accadendo e che ancora dovrà accadere nei paesi produttori del greggio petrolifero e del combustibile fossile ).
Il sacrificio paesaggistico ( e non ambientale in senso ampio, come falsamente si vuole barattare ) , posto che davvero sia tale, è quello di individuare un piano di collocazione di circa 600 nuove torri di sostegno delle pale eoliche su un’area di circa 1000 ettari.Insomma, stiamo bloccando lo sviluppo reale della Sardegna per non voler utilizzare una superficie complessiva di dieci Kmq. del nostro territorio, una superficie che costituisce una vera inezia , pari allo 0,4 per mille del nostro territorio.
Il vantaggio sarebbe quello di garantire almeno 10.000 nuovi posti di lavoro e mettere in circuitazione fresche risorse, con entrate certe per la stessa Regione e i nostri Comuni, che in questo momento di intenso dibattito federalistico non sarebbe per niente male.
Franco Sergio Pisano |