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Non rubateci il mestiere
Il gioco preferito praticato dai consiglieri regionali della maggioranza, in questi giorni di animata discussione della Finanziaria regionale 2006, sembra quello di rubare il mestiere ai colleghi della opposizione. E’ un caso insolito di esercizio abusivo di professione. E per noi la vita da oppositori diventa sempre più dura con questa concorrenza sleale e inusuale.
Ricordo che in alcune sentenze di condanna per abuso di esercizio di professione il reato si intendeva consumato, proprio con “l’utilizzo di una terminologia caratteristica della professione usurpata e l’impiego incauto di questi modi di dire, sia in parole singole sia in frasi nell’esercizio della pratica.”
Insomma esattamente quanto sta accadendo ultimamente all’interno della tetra aula consiliare regionale. Si tratta di una sfida all’ultimo fiato nel dire peste e corna contro questa finanziaria, contro i vari assessori. Ma il bersaglio più ambito e preferito da tutti è ovviamente il sovranissimo-governatore SORU.
Ha dato inizio al fuoco amico l’on.le Maria Grazia Calligaris ( della Rosa nel Pugno, come ama definirsi lei) che ha attaccato la finanziaria regionale con alcune sciabolate di grande effetto: “Data la drammatica situazione nella quale si ritrova oggi la Sardegna, il risanamento del bilancio lo si dovrebbe fare in un arco temporale molto più ampio in modo da poter disporre delle risorse necessarie per dare risposte ai sardi!occorre maggiore attenzione verso i settori dell’industria, dell’artigianato e del commercio. E’ incomprensibile come siano stati ridotti gli stanziamenti per l’imprenditoria giovanile e femminile”
Il solitario cavaliere rosso on.le Luciano Uras, del gruppo cogodiano della Rifondazione, muovendosi cautamente controvento, con l’ampia testa che riflette le luci da ogni angolo dell’aula consiliare, con affascinanti effetti cromatici di diffrazione, lancia un chiaro avvertimento : “Questa finanziaria è distante dai termini e dai principi propri della cultura di sinistra. Questa nostra battaglia critica è coerente con il voto negativo che demmo al DPEF presentato alcuni mesi fa dalla giunta Soru.”
Poi è stato il turno di Silvio Cerchi che con modi più garbati e prudenti ha però rincarato la dose colpendo al cuore la finanziaria, bocciandola senza appello: “Per quanto suggestiva, come gli slogans “Sardegna speackes English” e “Sardegna fatti bella” la manovra è squilibrata. La disoccupazione è in crescita e l’emorragia dei posti di lavoro sembra inarrestabile. Le nuove povertà aumentano, la recente legge dei servizi per l’impiego rimane senza gambe, mentre si dimostra scarsa attenzione verso il settore del credito”.
L’elenco si allunga a dismisura e molti sono i consiglieri di maggioranza prenotatisi per partecipare al cinico gioco, quello cioè di sostituirsi ai colleghi di opposizione divertendosi a sparare al tiro a segno della politica regionale sarda, contro l’indifeso volto del .
L’onorevole professor Paolo Maninchedda, che nel recente passato era definito l’amico più stretto del Presidente Soru, in pieno stile del Pietro Aretino, con linguaggio aulico ma tagliente quanto le pattadesi che si producono dalle sue parti, attacca con grande efficacia la filosofia della finanziaria e della politica che la ispira.
Una citazione speciale va fatta per l’onorevole Sergio Marracini che tranne per il colore dei capelli tendenti al biondo platinato, assomiglia sempre più a Harry Potter, assistito dalla infaticabile Hermione (alias Pietro Pittas ). La mira è sicura e infallibile : “Guardiamo i risultati dell’azione di questo esecutivo. Agricoltura ? Meno di nulla !. Trasporti ? Zero!. Sanità ? un disastro.”
Se qualcuno volesse trovare toni più duri obiettivamente diventerebbe difficile.
Scusate lo sfogo, ma proprio non c’è più religione. Non pretendiamo molto, lasciateci fare il nostro mestiere. Nella partita non si può giocare tirando tutti nella stessa porta . Nella vecchia Democrazia Cristiana un comportamento così scorretto, di appropriazione indebita di funzione, avrebbe meritato un ricorso al Collegio dei Provibiri. Ma oggi, si sa, non c’è proprio più giustizia.
Sergio Pisano