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Appello a Soru : evitiamo la beffa delle liste estere!
La vicenda della esclusione dei nostri emigrati sardi dalle candidature nei tre collegi elettorali esteri (Europa- America –resto del Mondo ), nei quali verranno eletti per la prima volta 18 parlamentari (6 senatori e 12 deputati ), scuote violentemente le nostre coscienze e dimostra ancora una volta tutta l’ingiustizia che si porta dietro questa legge elettorale e l’inerzia delle forze politiche regionali. Le segreterie dei partiti nazionali hanno pesantemente occupato anche questo spazio, che sembrava inviolabile, dettando nomi che poco hanno che fare con il mondo dell’emigrazione.
I nostri emigrati che vantano una organizzazione tra le più consolidate ed efficienti che ci invidiavano tutte le altre regioni, grazie anche all’intuizione della legge regionale n.7 del 1991, capace di contare su una rete di oltre 150 circoli di cui quasi la metà all’estero, con oltre 30 mila iscritti , si ritrovano vergognosamente truffati, truffati da tutti.
Credo che non possiamo permettere che questo accada e per poterlo evitare dobbiamo tutti abbandonare infingimenti , ipocrisie ed egoismi personali.
Non ci si può ricordare degli emigrati solo quando fa comodo, ma anche coerentemente in occasioni come questa delle elezioni politiche e come quella che stiamo vivendo in questi giorni nel consiglio regionale della Sardegna con la discussione della legge regionale statutaria .
Due cose devono essere fatte con urgenza.
Primo, una grande mobilitazione di tutti, destra e sinistra, organizzazioni sindacali, datoriali, e sociali, con il Presidente Renato Soru in testa , perché possa essere evitata questa grossa e inaccettabile ingiustizia. Abbiamo ancora pochi giorni di fronte a noi ma se diamo tutto il supporto possibile e necessario ai nostri emigrati, sono certo, siamo ancora in tempo perché possa essere presentata una lista UNITARIA di candidati dei nostri emigrati nei tre collegi esteri e sfruttando il criterio di “proporzionalità” riusciremo a eleggere qualche nostro emigrato nel nuovo parlamento italiano.
Secondo: nella legge statutaria che è in discussione nella prima commissione “Autonomia e Riforme” dobbiamo abbandonare teorie e tatticismi e concretamente riconoscere un diritto sacrosanto a favore del mondo dell’emigrazione: il diritto di voto e di rappresentanza dei nostri emigrati”.
Realizzare il sogno di una Sardegna-stato la cui sovranità sia esercitata non solo da 1.600.000 sardi residenti ma anche dai 650.000 sardi non residenti, è oggi concretamente possibile. Non si tratterebbe di un sacrificio, ma di onorare un semplice debito nei confronti dei nostri emigrati riconoscendo loro il diritto di voto e la riserva di alcuni seggi del consiglio regionale, principio già contenuto nella legge elettorale nazionale per il rinnovo del parlamento e nella legislazione di alcune regioni. Ciò che ha fatto il parlamento italiano non può non essere fatto anche dal consiglio regionale della Sardegna.
Presidente Soru se ci sei batti un colpo.
Sergio Pisano |