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La Sardegna ha un credito che attende di essere onorato
In questi giorni si fa un gran parlare delle iniziative che dovranno comporre il piano di risanamento dei conti pubblici che il Professor Monti dovrà presentare al parlamento per consentire alla nostra nazione di uscire dal gravissimo stato di crisi in cui versa.
E mentre ognuno dice la propria è quasi incomprensibile che gli unici ad essersi tirati fuori dalla responsabilità politica di condividere scelte difficilissime sul piano elettorale siano proprio quelli della Lega Nord, gli stessi che fino a due giorni fa sedevano nei posti di maggiore responsabilità del Governo Berlusconi.
Non solo si distinguono collocandosi all’opposizione ma ancora peggio agitano pericolosamente la bandiera secessionista invocando la creazione dello stato della PADANIA. Un vento impetuoso e strano che è ben diverso dal fresco e schietto maestrale che soffia nella nostra isola.
La mia impressione è che non siamo di fronte alla solita strumentalizzazione partitica che mira a raccogliere facile consenso dicendo “no” ai sacrifici , qualsiasi essi siano.
Il pericolo mi sembra maggiore perché maggiore è il grado di crisi che attanaglia la nostra Italia.
E’ per questo che in questi giorni occorra anche ribadire quali siano i crediti che il Meridione, e in particolare la nostra Regione Autonoma della Sardegna, hanno nei confronti di uno STATO ITALIANO che non ha mai voluto risolvere i nodi delle differenze nella distribuzione territoriale delle capacità e opportunità dello sviluppo nazionale.
Noi sardi abbiamo moltissimi crediti da rivendicare nei confronti dello Stato Italiano e giusto per ricordarne uno solo fra tutti è quello delle “entrate” mancanti sulla compartecipazione, nella misura dei 9/10, sulle accise gravanti sui prodotti petroliferi fabbricati in Sardegna, che ci sono dovute in attuazione di quanto previsto dalla lettera d) dell’articolo 8 del nostro Statuto. Un credito che attendiamo venga onorato dal lontano 1948.
I conti del mal tolto sono semplici da farsi : ben oltre 5 miliardi di euro per ogni anno finanziario trascorso.
La SARAS produce in Sardegna circa il 25- 30% dei prodotti petroliferi italiani e lo Stato ogni anno incassa totalmente dalle accise e IVA sulle Accise circa 25-30 miliardi di euro ( negli ultimi due anni il gettito dovrebbe essere sensibilmente cresciuto essendo cresciuti i prezzi sui prodotti , anche se non si conosce con esattezza l’importo percetto).
A fronte quindi di soli 700 mila euro che ci vengono riconosciuti , nella minore delle ipotesi è facile verificare matematicamente che abbiamo un credito non inferiore ai 5 miliardi annui.
Le entrate che ci vengono sottratte vengono illogicamente giustificate in funzione di un facile “trucco”, che è determinato dal trasferimento dei prodotti che escono dallo stabilimento SARAS di SARROCH in depositi “fiscali” collocati in altre regioni italiane.
E questo giochetto fa sì che il gravame fiscale delle accise venga applicato solo quando i prodotti petroliferi della SARAS escono dai depositi fiscali localizzati fuori dalla Sardegna.
Quindi oltre il danno la beffa, perché l’entrata fiscale derivante dalla compartecipazione regionale è riconosciuta a favore di altre regioni italiane, che ovviamente non devono sopportare alcun prezzo sul piano del “gravame ambientale” prodotto dallo stabilimento della SARAS.
E tutto questo perché le accise che sono per loro definizione una “imposta di fabbricazione” con la complicità dello Stato Italiano viene subdolamente trasformata in imposta sui consumi. Un principio aberrante che la Sardegna non può accettare.
Nella pagina di FACEBOOK del Presidente Cappellacci, ieri gli ho lasciato un commento con il quale gli annottavo di ricordare al Presidente Prof. MONTI di questo grande e dimenticato credito che noi sardi vantiamo nei confronti dello Stato Italiano.
Sono certo che il Presidente CAPPELLACCI ha evidenziato al Presidente del Consiglio dei Ministri questo nostro credito, che pazientemente attendiamo venga onorato, e che è bene ricordare ora che i BOSSI-MARONI alzano la voce minacciando intenzioni secessioniste .