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I Riformatori Sardi hanno scelto la strada della coerenza, una scelta difficile che non sempre premia in politica ma che, come in questo caso, poneva a rischio uno dei principi cardine sul quale imprescindibilmente costruire le nuove regole di una nuova regione che ha come grande obiettivo strategico la rinegoziazione con lo Stato di nuovi e più ampi spazi di autonomia, di specialità e di sovranità popolare.
Con il voto a favore del principio sulla elezione diretta del Presidente della Regione, i Riformatori Sardi, in maniera determinante e coraggiosa, hanno salvato il presidenzialismo e sventato il pericolo che si tornasse indietro agli inizi degli anni novanta, come auspicavano i parlamentaristi della prima e dell’ultima ora, tradendo la volontà unanime dei sardi che avevano plebiscitariamente fatto la scelta della elezione diretta del Presidente, rispondendo ad un nostro quesito referendario NOVEMBRE 99.
I Riformatori Sardi ritengono comunque che si tratti di una scelta scellerata quella della Giunta Regionale e del Presidente Soru di voler insistere su un progetto di legge statutaria, che avrebbe dovuto registrare una condivisione ampia fra maggioranza e opposizione e che invece dimostra una totale insufficienza qualitativa e quantitativa, perché priva anche del sostegno all’interno della stessa maggioranza, mentre preannunciano il voto contrario alla legge.
Il Presidente Soru che ha appreso in fretta le regole della politica sa bene cosa occorre fare nei casi in cui ci si accorga che il proprio progetto politico sulle riforme istituzionali, quello che era parte integrante e centrale del proprio programma elettorale, non abbia più il supporto della maggioranza che lo ha portato al governo.
A noi non piacciono le semplificazioni basate su degli slogan, i principi dai quali nasce il nostro senso del far politica non possono essere barattati per altre incomprensibili questioni e né il voto su regole fondamentali può essere interpretato come fiducia o sfiducia sull’operato del Governo Regionale in carica.
Condanniamo comunque le posizioni di infingimento e ipocrisia che stanno comodamente sulla via di mezzo come quelle adottate dai colleghi di Rifondazione Comunista di “uscire dall’aula” dando una mano ai sostenitori delle tesi opposte alle loro pur dichiarando di non condividerle .
FRANCO SERGIO PISANO |